Amatrice e Accumoli, un anno dopo il terremoto il difficile e doloroso cammino verso la normalità

Amatrice, Accumoli. Due città nel cuore dell’Italia che hanno subito una devastazione senza precedenti provocata dal terremoto dell’agosto del 2016. Dopo un anno le macerie restano, la vita riprende a fatica e tutto appare difficile. Difficile ricostruire, difficile ricucire lo strappo con il passato, difficile sperare in un futuro migliore. Due comunità scioccate, due comunità che reagiscono e lo fanno mettendoci il cuore. Lo stesso cuore che ha alimentato l’inesauribile fonte della solidarietà che si è riversata sul centro Italia.

Ricostruire è un obiettivo, ma il traguardo che si prefiggono i cittadini e gli amministratori è quello di tornare alla normalità. Inseguire la quotidiana ricerca di un nuovo equilibrio e di un ritrovato benessere. Il viaggio ad Amatrice e Accumoli, un anno dopo, non è facile. Significa fare i conti con la forza dirompente della natura che qui ha fatto tremare tutti. I centri storici sono irriconoscibili, non resta molto dei borghi medievali che sono stati. Calcinacci, cumuli di pietra e cemento restano a testimoniare quello che è successo in una notte terribile. La polvere si annida nella ferita aperta della distruzione.

“C’è una nuova città, è inutile pensare al passato. L’avete visto, lo vedete c’è ancora una distruzione totale. Solo chi c’è stato sa che qui c’è stato un bombardamento. E’ stato come ripartire dopo una guerra. C’è un mondo che lentamente riparte alimentato dalla solidarietà degli italiani”. A parlare è il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. Ex allenatore, un carattere sanguigno e la forza di chi sa quando e come sbattere i pugni sul tavolo. Si guarda intorno nella sua città e non nasconde amarezze e delusione. Oggi dice che “sì era necessario fare la voce grossa”.

Sergio il sanguigno ora sta girando l’Italia per presentare il suo libro La scossa dello scarpone e viene indicato come possibile candidato per la Regione Lazio, lui guarda al gioco di squadra, si impone, alza la voce con il suo modo di fare: “quando hai ragione devi farla valere la tua ragione”.
La solidarietà non è mancata in questi mesi, Amatrice ha attirato l’attenzione di tutti. “Quando si parla di solidarietà non c’è niente di scontato. Abbiamo ricevuto gesti di vicinanza dalla pensionata, dall’emigrante. Il ricordo a cui sono più legato è questo: qualche tempo fa, nel pieno dell’emergenza, venne un mio concittadino che voleva sporgere denuncia formale contro il vicino. Io lo guardai e dissi questo è il segno che 239 morti non ci hanno insegnato niente. Mi lasciò l’amaro in bocca e il pensiero ricorrente fu chi me lo fa fare? Partii per Roma, mi fermai al casello di Fiano Romano. La casellante mi dice: oggi lei non paga. Grazie per quello che fa. Un gesto spontaneo e bellissimo che mi ha dato la forza di andare avanti, ho un album di ricordi straordinario”.
Cosa si aspetta tra un anno? “Che non ci siano più le macerie”.

Accumoli dista poche decine di chilometri da Amatrice e anche lì ci sono le macerie, esattamente come un anno fa. Il clima non è diverso, ma il sindaco della città Stefano Petrucci ha un modo diverso di raccontare la storia difficile di quest’ultimo anno. Non fa la voce grossa, appare comprensivo qualunque cosa accada, non bacchetta, non punta il dito. Invita i concittadini a rimboccarsi le maniche, ad affrontare l’emergenza, a non dare colpe a nessuno. Il terremoto, basta così. “Le macerie ci sono ancora. I ritardi pure, ci sono stati. Ma sono stati dovuti ad una serie di circostanze negative, comprese le ulteriori scosse che hanno imposto di usare cautela. Penso che innanzitutto la Regione non era delegata ad affrontare l’emergenza. Ci auguriamo di tornare alla vita prima del terremoto. Soltanto questo. Sicuramente non riavremo indietro tutte le bellezze storiche e architettoniche che il sisma ha distrutto, ma ci auguriamo di tornare presto alla normalità. Il mio augurio è che tra un anno siano ripristinati tutti i servizi essenziali. I cittadini sono consapevoli che nessuno, in questi casi, può avere la bacchetta magica”.
La polvere ha un odore acre, i calcinacci e le macerie sono il volto che oggi Accumoli può mostrare al mondo con la sua dignità carica di fiducia.