Cassino – Acquedotto comunale, la delusione di una città

Il sindaco Carlo Maria D’Alessandro, ieri sera si è misurato con la piazza. Un atto dovuto e necessario per fare chiarezza. Ma non è bastato.

La verità, amara e malinconica, è soltanto una: gli impianti idrici rimasti comunali per oltre vent’anni, malgrado una specifica legge dello Stato, sono stati affidati ad un unico gestore privato.

Cassino, come tutte le altre città, avrà un acquedotto gestito da una sola struttura. Si elimina in questo modo la ‘discriminazione’ vissuta per anni tra i contribuenti del centro urbano e quelli delle periferie.

In questi giorni è avvenuto esattamente il contrario di quanto auspicato da tutti i candidati, di tutti gli schieramenti, nelle recenti campagne elettorali. Un duro colpo inferto dalla realtà dei fatti che spezza sogni coltivati per decenni.

Adesso, la sola strada percorribile è quella di fare squadra all’interno dell’assemblea dei sindaci e provare a cambiare le regole, abbassare i costi, tentare di sfilare la gestione ad Acea. La ripubblicizzazione dell’acqua? Forse, potrebbe, ma non è detto.

La verità amara e salata come le lacrime non è emersa nemmeno ieri sera in piazza. Il sindaco ha sentito la necessità di chiedere l’intervento di un impegnato servizio d’ordine per parlare con i suoi concittadini: “Noi abbiamo fatto quello che potevamo e per quanto riguarda il ristoro relativo ai 200 l/s non arretreremo di un millimetro perché esso appartiene ai cittadini di Cassino. Se qualcuno vuole continuare ad aizzare la gente contro la mia persona e l’amministrazione comunale faccia pure, tanto ormai loro si contano sulle dita di una mano”.

La gente non ha perso l’occasione per farsi sentire e fare la voce grossa. Dal comitato spontaneo #noacea la risposta è una sola: “Oggi si trova nella posizione di aver dato ad Acea infrastrutture ed acqua e non sapere neanche se porta a casa qualche centinaia di migliaia di euro. Sindaco dimettiti”.