Cassino – Il caso Acea arroventa la torrida estate

Un focolaio dopo l’altro. Il caso Acea arroventa la già torrida estate cassinate con sempre nuovi risvolti che ormai stanno raggiungendo toni sempre più alti dando vita a situazioni non proprio edificanti.

Scontri, accuse incrociate, diffide, anche qualche ceffone in pubblica piazza e migliaia di ‘schiaffoni’ immateriali affidati sui social network che veicolano le parole di tutti, contrari, fatalisti, attendisti, fiduciosi, offesi, belligeranti.

Ci sono tutti, c’è una città in subbuglio per la cessione degli impianti idrici. Cessione che è di fatto già avvenuta e quella del 1° luglio non era che una data simbolica. Ciò che doveva accadere è già avvenuto. Ma non senza conseguenze.

Dalle formazioni di opposizione si levano non poche accuse rivolte all’attuale maggioranza guidata dal sindaco D’Alessandro. L’ex consigliere comunale Danilo Picano che, aveva preso molto a cuore la convenzione con Acqua Campania, ha affermato: “Il sindaco D’Alessandro ha finalmente tolto la maschera. Ha cavalcato l’onda del populismo in campagna elettorale per poi rivelarsi un giocatore di poker nemmeno tanto bravo.

Che cosa è successo lo ha rivelato lui stesso. Ad ottobre del 2016, ha dichiarato il sindaco, aveva chiuso un accordo con Acea che riconosceva il valore del ristoro al Comune pari a 2 milioni di euro, qualche mese dopo, si torna alla trattativa e il ristoro viene svalutato a 1 milione di euro. Un danno inestimabile per tutta la città.

Perché noi intraprendemmo un percorso diverso e la convenzione con Acqua Campania serviva da paracadute in caso di cessione dell’acquedotto La legge Galli può essere aggirata solo con un’altra legge dello Stato e noi avevamo individuato la legge 221 del 2015 che quest’amministrazione non ha voluto perseguire.

Il risultato? Il ristoro è stato svalutato e sarà anche difficile ottenerlo visto che il Tar, a maggio, ha ordinato di mettere a disposizione di Acea i 200 litri al secondo”.