Cassino – Operazione “Tower”, cocaina a conduzione familiare

Il Vice Questore Alessandro Tocco con l'ispettore capo Roberto Donatelli e l'unità cinofila illustra i dettagli dell'operazione Tower durante la conferenza stampa

Un’attività redditizia e a conduzione familiare. Smantellata una stazione di spaccio nel cuore di Cassino che vedeva all’opera padre, madre e figli. Una società vera e propria che riusciva a fruttare circa 4 mila euro a settimana.

I dettagli dell’operazione

Stamattina alle prime luci dell’alba, gli uomini del commissariato di Cassino coordinati dal vice questore Alessandro Tocco coadiuvati dalle unità cinofile antidroga e dagli equipaggi del reparto prevenzione crimine Abruzzo hanno messo a segno l’operazione che ha fatto uscire allo scoperto l’attività dell’intero nucleo familiare.

Le misure cautelari

L’attività dei poliziotti avrebbe fatto emergere elementi per ritenere che tutti i componenti del nucleo familiare, formato dal padre di 38 anni, dalla madre di 41 e dai due figli di 21 e 19 anni, fossero dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti. Per tre componenti della famiglia sono scattati l’esecuzione di tre provvedimenti di custodia cautelare e una misura coercitiva dell’obbligo di presentarsi alla Polizia Giudiziaria emesse dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cassino, Lo Mastro, e su richiesta del PM Rubbolino della Procura della Repubblica di Cassino.

Il reato contestato sarebbe la detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio in concorso.

L’organizzazione dell’attività

Secondo la ricostruzione emersa dall’attività investigativa, accolta in toto dal Giudice, il nucleo familiare avrebbe organizzato una sorta di centrale di spaccio. Avrebbero creato una rete di allarme tra loro per sfuggire ai controlli. Dall’indagine avviata nell’autunno del 2016 è emerso che i quattro conoscessero targhe, colori e modelli delle vetture in uso alle forze dell’ordine e si avvalessero anche di vedette che avvisavano della presenza di cani antidroga.

L’attività investigativa si è rivelata molto complessa perché l’organizzazione familiare si sarebbe rivelata molto accurata. Sembrerebbe infatti che l’associazione utilizzasse un proprio codice per sfuggire a controlli e si esprimesse in lingua rom per non essere intercettata. Inoltre usavano applicazioni internet tra familiare che riguardavano modi e tempi del rifornimento e dello spaccio.

La rete di spaccio

Secondo gli inquirenti, la famiglia avrebbe avuto una predilezione per cocaina e hashish confezionati in piccole dosi pronte per essere gettate dallo scarico in caso di emergenza. I quantitativi più ingenti sarebbero stati conservati in un altro luogo diverso dall’abitazione utilizzata come centro nevralgico di quella che sarebbe stata l’unica attività produttiva dell’intera famiglia.

L’origine dell’indagine

L’attività investigativa concentrata sulla famiglia sarebbe partita da un episodio particolare. Ad ottobre del 2016 i poliziotti avrebbero sorpreso alcune persone che avrebbero tentato di entrare nel tribunale con una scala appoggiata al muro. Da questo episodio ancora non del tutto chiarito sarebbe scattata l’attenzione nei confronti delle attività della famiglia. Attenzione acuita a gennaio 2017 quando i due giovani sarebbero stati coinvolti nell’operazione “La storia infinita”