Ciclo dei rifiuti nel Lazio, le criticità secondo i cinque stelle di Frosinone

La campagna “Io non mi faccio avvelenare” del movimento 5  stelle continua  a tutto campo. “la questione Valle del Sacco sembra essere divenuta pane per tutti buoni e cattivi, sentendo anche odore di campagna elettorale in molti si fanno sotto.

Gruppi organizzati, sedicenti associazioni ambientaliste e coordinamenti di sindaci sparano a zero sulla possibile riapertura dell’inceneritore di Colleferro e la possibilità che si crei l’ATO unico della regione Lazio.  Casualmente però si dimentica di chiarire chi ha le responsabilità in questa azione.

Abbiamo visto inscenare manifestazioni, tavoli di coordinamento di sindaci (casualmente tutti PD) e proteste su tutte le testate giornalistiche tutte ottime iniziative ma, a quanto pare, la verità è più complessa e fa difficoltà ad uscire fuori!

Gruppi e associazioni, da sempre vicine al partito di “mafia capitale”, cercano di reagire, da una parte si mostrano contrariate ed allarmate per quanto sta accadendo, dall’altra però tornano a manifestare con i Sindaci delle città più inquinate, quasi dimenticando che proprio loro sono  responsabili del mancato sviluppo territoriale( anche nella materia sostenibilità e rifiuti).

Sindaci che prima inviano comunicati stampa istituzionali contrari al revamping, poi però quando si tratta di scendere in campo e bussare alla porta dei loro superiori “non possono”, sarebbe troppo chiedere a loro di andare a manifestare contro la giunta Zingaretti. Ricordiamo, che in 5 anni non abbiamo visto alcun miglioramento della qualità dell’aria laziale, anzi registriamo peggioramento, ad esso di contro registriamo un continuo rilascio di autorizzazioni e nulla osta alla realizzazioni di nuovi impianti inquinanti, la siccità e le problematiche relative all’acqua inquinata dei fiumi e dei laghi sono alla deriva,  addirittura nei luoghi più degradati della valle del sacco si è dato spazio alla sperimentazione per agevolare industrie inquinanti ad altissimo impatto ambientale, di converso si è provveduto al semplice blocco del traffico nelle città ma non si è nemmeno accennato alla limitazione delle emissioni industriali che ogni giorno avvelenano l’ecosistema laziale.

Il gruppo di attivisti del M5S aderenti al progetto “Ciociaria terra dei veleni” vuole essere chiaro:

Non siamo d’accordo con l’introduzione dell’ATO unico regionale, una decisione che esemplifica il fallimento dell’amministrazione Zingaretti-pd e di Buschini nella programmazione del ciclo dei rifiuti. L’istituzione di un ATO unico probabilmente darebbe il via ad una reazione a catena in termini di trattamento e smaltimento dei rifiuti portando il Lazio in netto contrasto con quanto previsto dal Dlgs 152/2006 che prevede la chiusura del ciclo rifiuti al loro interno dello stesso ATO.

C’è un’altra questione in ballo a cui stanno lavorando i sindaci PD a stretto contatto di associazioni in questa valle di lacrime, il progetto “contratto fiume” , altro fumo negli occhi dei cittadini, ai quali vorrebbero far credere che il forte inquinamento verrà eliminato attraverso la fitodepurazione e con la pulizia delle sponde del fiume, ma ormai i cittadini attenti sanno che è un’altra operazione di facciata che, anche questa volta, prevede una ingente spesa di soldi pubblici ma una bassissima resa finale all’ecosistema.

La cosa più inquietante è che non si andrà ad intervenire in nessun modo sulle fonti di inquinamento, ovvero industrie obsolete poco controllate ma, si cercherà di “ammortizzare” il forte inquinamento solo con dei vegetali piantati sulle sponde dei fiumi.

Infine per l’occupazione inesistente si terrorizzano i lavoratori con la minaccia della inarrestabile chiusura degli impianti, così da prepare il campo alla reindustrializzazione pesante per tirare su i numeri occupazionali.