Cassino non è un paese per cinefili, l’ultradecennale rassegna del circolo Fuorifuoco a rischio

Martedì 27 febbraio andrò a vedere un film. A Cassino, ma non al cinema, perché in città una sala cinematografica, nel senso più autentico del termine, non c’è.

Andrò in biblioteca per assistere a una proiezione del circolo Fuorifuoco. E invece, no. Quest’anno niente cinema. Niente rassegna. Perché? Perché l’amministrazione comunale non dà risposte all’associazione Fuorifuoco. Ignora quindici anni di vita di una realtà che, a titolo gratuito, cura una rassegna di seconde visioni per cinefili e non solo.

Ormai i ragazzi di Fuorifuoco sono diventati un punto di riferimento culturale in un territorio in cui l’offerta, in questo senso, è scarna tanto da meritare il patrocinio dell’Università.

Eppure, era piacevole darsi appuntamento alla biblioteca Malatesta per gustarsi un film che magari è stato premiato a Cannes, ma nelle sale, nel raggio di 50 chilometri, non è arrivato perché non avrebbe garantito gli incassi di un cinepanettone.

Il circolo Fuorifuoco, invece, offre un bel momento di aggregazione che anima la biblioteca anche di sera. Nelle visioni della rassegna sono nate amicizie, gruppi di ascolto e di discussione, anche qualche relazione sentimentale perché il cinema, si sa, regala atmosfere.

E pensare che tutto è partito da un gruppo di ragazzi ‘residenti di ritorno’ a Cassino che, vista la penuria di luoghi culturali, ha pensato di costruirne uno su misura per sé e per tutti gli appassionati del grande schermo.

Le difficoltà non sono mai mancate, ma lo spirito volontaristico, nel senso di volontariato e quindi gratuito, ha permesso di superare qualche asperità. Finora, almeno. Perché quest’anno il circolo Fuorifuoco non ha un posto dove andare. Il progetto e il programma della rassegna sono stati presentati in Comune ma non è arrivata nessuna risposta. Niente. Il silenzio. Come in un film di Antonioni è scesa una coltre di silenzio. Quindi quest’anno niente cinema a Cassino. Non ci saranno visioni, almeno non nella biblioteca comunale perché l’amministrazione comunale non dà risposte. Non dice sì e non dice no. Ignora. I cinefili dovranno tornare a rinchiudersi in casa, tanto come è noto sono dei feticisti, e la città perde ancora un pezzetto in più in quel ponte culturale costruito con tanta fatica, non solo materiale, ma anche di immaginazione in un luogo che restringe sempre di più il proprio orizzonte.

Paola Caramadre