Dal cinema Alcor dell’isola di Santo Stefano alla casa circondariale di Cassino: “In carcere prima della Prima”

Il cinema Alcor racchiude una di quelle storie che cambiano i tempi, è una piccola rivoluzione che ha precorso altre storie. Una storia che nasce nello spazio ristretto dell’isola-carcere di Santo Stefano. Alla fine degli anni ’50 del secolo scorso, la struttura penitenziaria vene affidata alla direzione di Eugenio Perucatti che si trovò di fronte a una situazione disastrosa. Si mise in moto un meccanismo di miglioramento che raggiunse l’apice con il cinema Alcor. Molto più di una sala cinematografica, piuttosto un ponte tra il dentro e il fuori.

Ed è da questa piccola storia, quasi dimenticata, che nascono altri racconti contemporanei. Il Festival del cinema di Ventotene quest’anno ha avuto la sua anteprima nella casa circondariale di Cassino. Il San Domenico ha ospitato questa mattina “In carcere prima della Prima” alla presenza di molte autorità del territorio e con la partecipazione di una folta rappresentanza di detenuti.

Il legame tra Santo Stefano e Cassino

Il legame tra Ventontene e Santo Stefano e la casa circondariale di Cassino è costruito intorno agli archivi delle strutture detentive isolane trasferite proprio in via Sferracavalli. “In quello scarto d’archivio – ha spiegato la direttrice del San Domenico Irma Civitareale – ci sono le storie di tante persone. Pagine che abbiamo ritrovato veramente buttate come alcune delle vite di coloro che sono stati confinati a Ventotene e Santo Stefano. Abbiamo voluto recuperare quelle carte e ridare dignità a quello che vi è scritto e a coloro che vi sono narrati. Un lavoro importante reso possibile da tutto il personale della casa circondariale e dai detenuti”.

In carcere prima della Prima

Il progetto è stato curato dalla psicologa Daniela Attili, con il coinvolgimento del Ventotene Film Festival, e ha portato nella casa circondariale il film “Fiore” di Claudio Giovannesi. Quando le luci si sono abbassate e sul maxi schermo si sono susseguite le scene dell’intenso film interpretato da attori non protagonisti e da Valerio Mastandrea sembrava di essere nel cinema Alcor nel carcere borbonico di Santo Stefano.

Un gioco di rimandi tra passato e presente e tra luoghi lontani eppure vicini. La sorpresa è stata la presenza della protagonista della pellicola Daphne Scoccia sorprendente anche nelle risposte all’intervista corale che le è stata rivolta.

La seconda parte del progetto sarà la partecipazione della casa circondariale di Cassino mercoledì 26 luglio a Ventotene per la premiazione del concorso Open Frontiers.

Il cinema, l’isola

“Mercoledì andremo a Ventotene – ha spiegato la direttrice Civitareale – come istituzione. Il carcere è una vera comunità al di là dei ruoli e quindi andremo insieme a tre detenuti che rappresenteranno tutta la casa circondariale”.

La psicologa Daniela Attili ha raccontato dell’impegno profuso per mettere in relazione le due realtà che ha consentito di far riemergere la relazione tra esterno e interno e le vicende legate al carcere borbonico di Santo Stefano. Della vita dei detenuti, delle loro storie e della trasformazione subita dal sistema carcerario ha parlato con molta partecipazione umana Salvatore Schiavo Colella. Poi la parola è passata ad Antonio Perucatti, autore del libro “Quel criminale di mio padre”, in cui racconta da vicino la ‘rivoluzione’ messa in atto da Eugenio Perucatti. Il sindaco di Ventotene Gerardo Santomauro si è detto soddisfatto dell’iniziativa che permette di riannodare il filo tra l’isola e Cassino. Il sindaco della città martire Carlo Maria D’Alessandro, presente insieme all’assessore ai servizi sociali Benedetto Leone, ha anticipato di voler rafforzare la vicinanza alla casa circondariale. Tra le autorità anche il provveditore dell’amministrazione penitenziaria Lazio, Abruzzo e Molise, Cinzia Calandrino che ha ribadito: “Bisogna riempire di significato il tempo della detenzione. Non dobbiamo dimenticare che il carcere è la società. I detenuti sono cittadini e il mondo fuori deve capire che interagire serve a creare sicurezza maggiore anche all’esterno”.

Le conclusioni sono state affidate al prefetto di Frosinone, Emilia Zarrilli, che ha messo in evidenza: “Il film ci ha dato la possibilità di riflettere sui giovani che possono commettere irregolarità. Le istituzioni non possono sostituirsi alla famiglia, alla scuola, ai punti di aggregazione, ma insieme si può collaborare e interagire per costruire il senso della legalità e il rispetto delle regole nelle nuove generazioni”.

Paola Caramadre