Festa di fine Ramadan e qualche polemica di troppo. Il centro islamico: “Rispettiamo l’articolo 3 della Costituzione italiana”.

Festa di fine Ramadan a Cassino

Domenica 25 giugno piazza Garibaldi, a Cassino, ha ospitato la festa di fine Ramadan.

Una cerimonia molto sentita di raccoglimento e di preghiera che è stata accolta non proprio positivamente dai polemizzanti da tastiera che si sono lanciati in osservazioni che, forse, meriterebbero un’analisi approfondita.

Probabilmente sarebbe opportuno comprendere che tipo di manifestazione si sia svolta in piazza Garibaldi e in questo può aiutarci il referente del centro di cultura islamica di Cassino “La Luce”, Massimiliano Badr Evangelista che ha spiegato: “La festa di fine Ramadan si chiama in arabo aid l-fitr, vuol dire festa di interruzione del digiuno; si celebra alla fine di un mese dedicato al Signore. Volendo fare un parallelo per capirne l’importanza è un po’ come il Natale per i cristiani.

Il centro islamico culturale “La Luce” di Cassino, con i suoi volontari, è molto attento alle notizie che vengono pubblicate sui quotidiani locali e ai commenti che vengono fatti sui social o sui giornali locali; chiediamo scusa se ieri abbiamo causato qualche disagio in Piazza Garibaldi.

Ringraziamo per gli auguri che ci sono giunti da più parti del mondo cattolico, dalla società civile e per il sostegno che ci esprimono molti cittadini di Cassino.

Nel rispetto delle differenze, questa è la parte della società con la quale in modo particolare vogliamo lavorare, fianco a fianco, per costruire ponti e per la diffusione nella società dei tanti valori che abbiamo in comune, solo per citarne alcuni: la famiglia come base della società, la solidarietà nei confronti dei più bisognosi, l’uguaglianza degli esseri umani, etc.

Per sottolineare questi valori in comune, dobbiamo ricordare che l’Islam affonda le proprie radici nell’ebraismo e nel cristianesimo, basti citare un versetto del Sacro Corano (traduzione A.Bausani):
«E quando gli angeli dissero a Maria: “O Maria, Iddio t’annunzia la buona novella d’una Parola che viene da Lui, e il cui nome sarà il Cristo, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro e uno dei più vicini a Dio.“», Corano 3:45.

Naturalmente le differenze ci sono, la più importante sta nella forma di monoteismo

l’Islam è puro monoteismo nei confronti di Iddio Altissimo. Ho utilizzato volutamente il nome Iddio traduzione del nome arabo Allah che viene attribuito al Signore; gli arabi cristiani e la Bibbia in arabo lo chiamano Allah.

Purtroppo, ad alcuni commentatori sui social che addirittura millantano un’italianità superiore agli altri e che hanno rappresentato la manifestazione di ieri come una concessione fatta ai cittadini immigrati, vorrei segnalare che oltre agli immigrati in piazza c’erano diversi cittadini italiani, non solo cittadini immigrati o figli di immigrati che l’hanno acquisita, ma anche chi come il sottoscritto è italiano da generazioni.

Ma fossi stato anche da solo, a questi signori che dell’italianità fanno un proprio vanto vorrei ricordare un passo della mia e della nostra costituzione, ovvero l’articolo 3 che recita:
«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

A questi signori vorrei ricordare, che noi lavoriamo in questo paese, paghiamo le tasse e che pur avendo opinioni diverse, abbiamo stessi diritti e doveri; i cittadini che vi sono giunti dall’estero vedono in esso un sogno di una vita migliore.

Noi crediamo che alla base delle diffidenze o dei malumori ci siano carenze culturali e siamo disponibili, come già facciamo da alcuni anni, a incontrare e a dialogare con chi volesse saperne di più; fermo restando il rispetto fondato sulla non prevaricazione. Siamo convinti che lavorando tutti insieme, ognuno nel proprio ambito di competenza, riusciremo – in sh’a Allah (se Dio vuole) – a costruire un futuro migliore”.