Grande successo al Teatro Comunale di Veroli per “Acqua de Torrente”

“Ernico sono, in questa valle nacqui”, inizia tutto così. Poche parole che hanno rapito nella loro semplicità il Teatro Comunale di Veroli. “Acqua de Torrente” è stato un successo. Di pubblico e di critica. Portato in scena dall’associazione Culturale Manus Opera, uno spettacolo che ha saputo raccontare di luoghi e di vite tra la fine della guerra e gli anni della ripartenza nella Valle del Sacco. In modo autentico, delicato e semplice, con ironia divertita, stupita, beffarda. Romanticismo e poesia, conflitti generazionali, delicati quadretti poetici e musicali, sempre intinti in un clima di vita quotidiana e con l’accento dei terragni umori. Semplicemente, dolorosamente casa. Soltanto casa nella sua dura bellezza, nella scorza coriacea dei suoi abitanti e nei solchi delle esistenze. Ma soprattutto poesia, quella poesia di cui oggi, tutti sentiamo un disperato bisogno. Spaccati di vita che sono emersi grazie alla forza evocativa del linguaggio, delle frasi ricalcate sul parlato, del discorso inframezzato dal dialetto e dalla ricerca frenetica dell’amore. Acqua de Torrente è una storia che profuma di frutti sudati, di viti aggrappate ai tronchi degli alberi maestri, che risplende del colore del sole nelle spighe di grano. Che porta il suono dell’acqua che scorre, così come il tempo, come le cose, come le note pizzicate dalle chitarre in scena. Delle canzoni di quegli anni lontani, dei monologhi a tratti recitati sulla falsa riga del cantastorie. La profondità di Acqua de Torrente si nasconde nella distrazione, negli atti comuni, nell’apparente quotidianità senza ombre, e là morde a fondo: in quell’insinuare sotto ciò che appare semplice e evidente con quella che a prima vista sembra svagatezza, una nota stramba che porta altrove, che apre alla molteplicità della vita, alla malinconia che non sta mai senza il sorriso, e viceversa. Protagonisti e storie che sembrano nati direttamente dalla terra e alla terra tornano, quando le luci su quella casa arruffata nella Valle del Sacco si spengono e giunge, così, pensieroso e leggero, lo spettacolo immenso della notte. Applausi. Sipario.

Monia Lauroni