I colori dell’arcobaleno della Casa di riposo di Veroli

C’è qualcuno che sta pagando con una maggiore solitudine il prezzo delle ordinanze di contenimento del contagio del coronavirus. E’ quella che vive nelle case di riposo soggette al divieto di accesso di visitatori.Sulla facciata della Casa di riposo Scaccia di Veroli, gestita dalla Coopertaiva Diaconia, un lenzuolo sventola la speranza. Loro, i vecchi, che nella vita di arcobaleni ne hanno visti tanti, che hanno udito le campane che avvertivano la guerra, sentito aerei sganciare bombe, visto macerie e ricostruzioni, ora si trovano a combattere ancora un’altra guerra. Ma senza sirene che annuncino la distruzione, solo lontananza e tristezza. Non tutti sono in grado di capire cosa stia succedendo, e per le operatrici non è semplice spiegarlo perché in struttura l’ambiente in qualche modo resta ovattato. Loro devono restare chiusi lì e stop. Non è tempo per gli abbracci dei figli e per i sorrisi dei nipoti. Non è tempo nemmeno per le lacrime. Non è tempo. Il conforto e la cura arrivano solo dalle operatrici in mascherina e guanti, che a tempo pieno provano ad intrattenerli come possono. Con il solito amore di sempre, ma con la paura negli occhi. Una situazione di non facile gestione, dal punto di vista emotivo, per gli ospiti delle strutture che, specie nei piccoli centri, nella maggior parte dei casi potevano contare su una visita quasi quotidiana da parte dei propri parenti. Allora tutti insieme intorno ad un tavolo con matite e colori. “Andrà tutto bene”. Se gli abbracci e le carezze sono proibite, gli sguardi negli occhi virtuali no: anche così ci si sente meno soli, in questa delicata situazione. Molti nonni, con il supporto delle operatrici, continuano a tenersi in contatto con i propri cari grazie alle videochiamate. E’ un modo per sentirsi più vicini e allontanare la sensazioni di sentirsi come un soprabito consumato appeso a un attaccapanni. Situazioni non facili da gestire per tutto il personale che si trova così a dover combattere su due fronti, quello professionale e soprattutto quello emotivo. La risposta arriva da quell’arcobaleno. Un arcobaleno speciale, con gli stessi colori che hanno messo fine alle tempeste della vita di tanti anni, e tinge il domani col suo raggio profetico.

Monia Lauroni