Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso di Acea Ato5 contro il Comune di Cassino

Il comune di Cassino
Il comune di Cassino

Il Consiglio di Stato ha pubblicato la sentenza con la quale si dispone la consegna dei beni afferenti agli impianti idrici del Comune di Cassino all’Acea Ato5 accogliendo il ricorso presentato dal gestore privato nei confronti del Municipio.

La controversia sorta sulla gestione dell’acquedotto comunale è ultradecennale e, finora, il Municipio di piazza De Gasperi è stato protagonista di una lunga battaglia a colpi di ricorsi e controricorsi. La decisione del Consiglio di Stato potrebbe rappresentare la parola fine alla questione che, nel corso degli anni, si è animata di sempre nuovi capitoli fatti di delibere di giunta, proposte di leggi regionali per promuovere la fuoriuscita dall’Ambito territoriale ottimale, ordini del giorno straordinari in Consiglio comunale e altre iniziative che, pare, non abbiano sortito l’effetto sperato. Dall’introduzione della legge Galli nel 1994 ad oggi, il Comune di Cassino è stato al centro di una querelle per la conservazione dell’acquedotto pubblico rappresentando un caso unico grazie alla doppia gestione: infatti, le aree periferiche erano state affidate al gestore privato, mentre la rete urbana era rimasta nelle mani del Municipio con una disparità di trattamento tra i contribuenti afferenti ai due impianti.

La sentenza del Consiglio di Stato condanna il Comune alla consegna dei beni relativi al servizio idrico integrato e al pagamento delle spese di lite quantificate in 3 mila euro.

Nella sentenza si evidenzia che: “Il ricorso di Acea Ato 5 sia fondato e debba essere accolto, poiché in assenza di un approvvigionamento idrico da parte del Comune, la mera consegna degli impianti ad esso relativi, che è ovviamente ed implicitamente funzionale a garantire la gestione del servizio idrico, che resterebbe quindi compromessa, rimane un adempimento del tutto formale, privo di ogni consistenza in rapporto agli interessi azionati già nel giudizio di cognizione dall’attuale istante Acea – Ato 5.

In tal senso l’ordinanza sindacale contestata integra una fattispecie di elusione del giudicato, che si realizza, come è noto, allorquando la Pubblica Amministrazione, pur provvedendo formalmente a dare esecuzione alle statuizioni del giudice, persegue l’obiettivo sviato di aggirarle dal punto di vista sostanziale, giungendo surrettiziamente allo stesso esito già ritenuto illegittimo”.