In via di digitalizzazione gli antichi manoscritti della Biblioteca dell’Abbazia di Casamari

Un progetto nazionale di notevole spessore culturale, di cui Casamari, con i suoi manoscritti di straordinario pregio e rarità, conservati ‘devotamente’ nella Biblioteca dell’Abbazia cistercense, entra orgogliosamente e a pieno titolo a farne parte.

Dagli amanuensi al pixel, un’idea quasi surreale che sposa la rarità di nicchia con la libera fruizione delle eredità storiche dei patrimoni culturali con il democratico accesso alla conoscenza e al sapere. L’intenzione di digitalizzare i delicatissimi manoscritti di collezioni pubbliche, private ed ecclesiastiche sparse sul territorio nazionale già in programma da tempo, ha iniziato a concretizzarsi in questi giorni, con la catalogazione e digitalizzazione di 206 incunaboli conservati nella Biblioteca del Monastero di Santa Scolastica di Subiaco.

Il progetto è coordinato e diretto dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, in collaborazione con il Consortium of European Research Libraries, ente di ricerca per la creazione di strumenti per lo studio del libro antico a stampa e manoscritto, e con il Monastero Benedettino di Santa Scolastica di Subiaco e finanziato dalla Fondazione Polonsky. Le pregevoli raccolte che verranno acquisite e catalogate, poi digitalizzate, provengono da undici biblioteche annesse ai monumenti nazionali: Abbazia di S. Giustina; Abbazia di Praglia; Abbazia di Montecassino; Certosa di Trisulti; Abbazia di Farfa; Abbazia di S. Nilo a Grottaferrata; Monastero di S. Scolastica a Subiaco; Abbazia di Casamari, Badia di Cava dei Tirreni; Oratorio dei Gerolamini a Napoli. Una parte dell’immenso patrimonio culturale di Veroli, della sua Storia maestra, che si insinua prepotente tra gli spazi ed i capolavori di miniatura amanuense e diventerà, attraverso l’opera di digitalizzazione visibile al mondo intero. Il manoscritto più antico custodito all’interno della Biblioteca di Casamari è una Regola di San Benedetto della fine del secolo XII; altri, degni di nota, risalgono al secolo XIV e XV.

Ed è esattamente nel mezzo di questa magnificenza che sposa preservazione e progresso, e che si poggia come un faro di speranza anche sulle pietre sagge di Casamari, che ci pare giusto e bello pensare che padre Eugenio Romagnuolo, indimenticabile Abate, da dovunque sia andato a scrutare i nostri affanni, possa abbozzare un sorriso di soddisfazione. E compiacersi per ciò che attende quello che a lui venne dato in custodia quaggiù.

Monia Lauroni