Inquinamento e registro tumori, Ciociaria terra dei veleni sollecita la Regione

Il gruppo di attivisti del M5s aderenti al progetto Ciociaria terra dei veleni è intervenuto per sollecitare interventi urgenti dal momento che: “Il bacino del fiume Sacco è inserito nei SIN con la legge 248 del 2 dic. 2005.

Esiste molta letteratura scientifica sugli effetti degli inquinanti presenti nelle matrici ambientali del nostro territorio,il rapporto ERAS, gli studi SENTIERI, gli studi epidemiologici del DEP.

‪Nel primo studio SENTIERI del 2011, ad esempio, si analizzavano i tassi di nei 44 SIN, compresa il bacino del fiume Sacco, per il periodo 1995-2002, evidenziandone un aumento statisticamente significativo.

Il nuovo studio SENTIERI inserisce altri parametri statistici, quali tassi di ricovero anche per patologie diverse dai tumori, sempre legate all’inquinamento di matrici organiche, che per loro natura hanno bisogno dei dati sia di un registro tumori che di studi epidemiologici dedicati.

Cosa si è fatto finora? Sulla carta molto, ma le responsabilità politiche sulla mancata realizzazione dei progetti ed attuazione di leggi regionali pesano come macigni.

la Delibera regionale del 9 maggio 2017, n. 228 stabilisce, con impegni di spesa ben precisi e messi a bilancio, un Programma di valutazione epidemiologica sulla popolazione residente nel bacino in questione.

Tra le altre cose previste dalla delibera i tassi di mortalità, malattie cardiovascolari e respiratorie potranno essere studiati in relazione all’esposizione alla residenza. Verrà ricostruita la storia residenziale e ogni indirizzo di residenza verrà georeferenziato, in modo da avere un dato quanto più possibile preciso. Ma a tutt’oggi, non risultano attribuiti al DEP i fondi necessari a far partire il progetto.

Per non parlare poi del registro tumori, i cui dati vengono elaborati dall’ISS per studi epidemiologici come il citato SENTIERI.
Ebbene, il registro tumori nella regione Lazio è stato istituito nella passata legislatura, peraltro previsto anche nel piano aziendale presso l’ex presidio ospedaliero di Anagni. Bisognerebbe richiamare alle proprie responsabilità la regione per l’assoluta assenza nella messa in atto di una legge esistente, i sindaci che a quell’atto aziendale hanno dato via libera, ma, soprattutto, l’azienda Asl che non attua quanto previsto per legge.

Certo è che se si continua a mettere la testa sotto la sabbia, come accadde lo scorso anno quando un dirigente Asl sottoscrisse le dichiarazioni dell’allora ministro Lorenzin, sull’assenza di una vera emergenza sanitaria lungo il fiume Sacco, si continuerà a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane, di qualità della vita e di costi sociali per tutto il nostro territori”.