La parola del giorno: Robot

In tutto il mondo la parola Robot evoca l’idea di fantascienza e quella di futuro. L’immaginario collettivo si è nutrito di umanoidi, di creature di metallo e ingranaggi, di strumenti costruiti dall’uomo e dotati di intelligenza artificiale.

Robot è stata la parola del giorno all’università degli studi di Cassino e del Lazio meridionale. Il professor Antonelli nel suo intervento ha richiamato l’origine della parola ravvisandola nel dramma R.U.R. portato in scena per la prima volta nel 1921.

Il sostantivo è un neologismo introdotto per la prima volta nella lingua ceca dal drammaturgo e scrittore Karel Čapek nel dramma distopico R.U.R. Rossumovi univerzální roboti.

Il sostantivo trae spunto dalla parola ceca Robota che significa ‘lavoro manuale pesante’ e a sua volta deriva dallo slavo ecclesiastico in cuii indicava il lavoro coatto, la servitù, in quasi tutte le lingue slave moderne la stessa radice indica il lavoro.

Ad esempio il verbo russo Rabotat ‘lavorare’, ad eccezione che in ceco in cui si utilizza il verbo pracovat. La particolarità è che nell’opera di Čapek, creatore di mondi distopici che anticipano e denunciano le dittature del ‘900, i Robot sono umanoidi di materiale organico.

Gli antenati dei replicanti e frutto di una sorta di ingegneria genetica che da una parte rievoca il mito del Golem e dall’altra si ispira alla creatura di Frankenstein. In italiano l’opera di Čapek è stata tradotta da Angelo Maria Ripellino in R.U.R. l’affare Makropulos e pubblicato da Einaudi nel 1971.