La solidarietà si impara da bambini: con l’orso Salvasperanza per ridare un sorriso ai piccoli pazienti oncologici

Termina il progetto “Regaliamo un sorriso e impariamo un mestiere”, tanti amici di peluche pronti per essere donati. Se il Bene avesse una forma, somiglierebbe ad una treccia. Ma non una treccia qualunque, una treccia speciale. Sarebbe una di quelle treccine che i bambini delle classi terze, quarte e quinte della scuola primaria di Pico hanno imparato a modellare durante il progetto “Regaliamo un sorriso e impariamo un mestiere”. Il progetto, ideato e realizzato da Giordano Conti, con il contributo delle psicologhe Irene Grossi e Romina Abatecola, ha avuto lo scopo di sensibilizzare i bambini alla pediatria oncologica, imparare a creare delle mini acconciature da cucire su pupazzi di peluche per poi donarli all’Associazione Andrea Tudisco che provvederà a distribuirli ai bambini che sono in cura nei reparti specializzati degli ospedali romani. Durante gli incontri i piccoli partecipanti hanno ascoltato storie commoventi, hanno scoperto il mondo svariato dei capelli, si sono incuriositi, si sono emozionati, ma soprattutto hanno insegnato. Sì, hanno insegnato la sorpresa nella semplicità, hanno insegnato l’altruismo, la solidarietà senza condizioni. Ma soprattutto che tutti possiamo donare una parte di noi. Del nostro tempo, del nostro saper fare, del nostro cuore. E così, l’Orso Salvasperanza, questo il nome che gli stessi bambini hanno inventato per un grosso pupazzo di peluche dalla la chioma colorata, e tanti altri piccoli amici di pezza, andranno ad alleviare le pene di bambini meno fortunati. Ogni pupazzo porta con sè il sorriso di un bambino di Pico, il dono più grande e più sincero dell’universo. Quando si uniscono le mani dei bambini a formare una grande treccia di anime: questo è il vero miracolo che spalancherà le porte al Natale di chi vive una realtà meno lucente e farà sentire tutti un po’ meno soli. La straordinaria sensibilità di Giordano Conti sia da esempio, perchè qualcosa di buono in fondo c’è sempre: in una forbice che taglia, nella praticità di un mestiere, in una treccia spettinata, nella curva di un sorriso.

Monia Lauroni