L’Ue raccomanda il ripristino delle province, Amata: “Nel 2011 ci siamo chinati per abolirle, ora dimostriamo responsabilità e lungimiranza”

“Anche il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa ha evidenziato quanto stiamo sostenendo da tempo: ossia che occorre rivedere la progressiva azione di riduzione delle Province, perché i risultati della riforma che è stata attuata non hanno garantito quanto si pensava di ottenere. Non ci sono risparmi. Non c’è efficienza. Tutt’altro. Sta accadendo l’esatto opposto, sono stati solamente penalizzati in termini di efficienza e di servizi i cittadini e i territori”.

E’ quanto dichiara il vicepresidente della Provincia Andrea Amata.

“Al prossimo Governo l’onere e l’onore di intervenire in questo delicato settore. Onere perché si tratterà di mettere mano a tutto il sistema della governance territoriale se realmente la si vuole efficientare e non individuare un totem sacrificale come è accaduto in passato per appagare gli appetiti propagandistici dell’antipolitica. Un onore, poi, perché ridando agibilità alle Province si affermano i diritti dei cittadini e la volontà espressa attraverso un referendum che ha riabilitato l’istituto provinciale”.

“Le Province hanno competenze importanti e devono essere messe nelle condizioni di operare. Sulle strade, sistemandole e rendendole non solo sicure ma anche funzionali allo sviluppo di un territorio su cui insistono aziende che hanno necessità di una viabilità di livello. Sulle scuole, perché aule e laboratori nuovi e sicuri sono il migliore investimento per il futuro della nazione. Sull’ambiente, perché la tutela e la salvaguardia del nostro habitat sono priorità da coniugare con una crescita responsabile e controllata”.

“Nel 2011 è partita proprio da Bruxelles la furia iconoclasta contro le Province, oggi, 2017, dalla stessa Europa è arrivato l’input inverso. Quella volta ci siamo chinati non tenendo conto della storia e delle funzioni delle Province, senza considerare i cittadini che usufruiscono del lavoro di questi enti. E i risultati si sono visti, in negativo. Ora è doveroso fare lo stesso. Dobbiamo ripristinarne la piena agibilità senza lasciarsi sedurre dalla banalizzazione della realtà tanto in voga oggi”.

“Lo dice anche l’Europa, era il mantra del 2011, quando si trattava di abolirle. Ora l’Europa dice il contrario, ascoltiamola. Se anche loro hanno cambiato idea, a maggior ragione lo deve fare l’Italia che ha subito le conseguenze di una decisione scellerata che va radicalmente emendata con provvedimenti legislativi che permettano di fare uscire le Province da un limbo che ne lede la funzionalità e la dignità: dunque funzioni e risorse”.