#NoAcea, il piano del movimento per la gestione del servizio idrico

Il movimento spontaneo #NoAcea ha mosso i primi passi qualche mese fa, quando è stata decretata la cessione definitiva degli impianti idrici comunali al gestore privato, uniformando anche il centro urbano di Cassino all’intera provincia di Frosinone. L’inevitabile non è stato evitato, ma il movimento di cittadini cassinati, che si definisce apartitico, non è si è arreso.

Petizioni popolari, ordini del giorno presentati in consiglio comunale, assemblee pubbliche, sono soltanto alcune delle azioni che il movimento ha messo e sta mettendo in campo.

Dopo l’ultimo consiglio comunale in cui si è affrontata la questione idrica, abbiamo incontrato i portavoce, anch’essi spontanei, del movimento, ovvero Renato De Sanctis e Marina Palma che, insieme a Vincenzo Durante tirano le fila del discorso. Ognuno con la propria esperienza e i propri modi, tutti con un solo obiettivo: un servizio idrico integrato, ottimale, senza sprechi e a misura di cittadini.

Qual è l’obiettivo che vi prefissate dopo il consiglio comunale di venerdì sera?

“E’ chiaro che in consiglio comunale, normalmente, i cittadini non possono intervenire, però ci aspettavamo, visto che l’opposizione aveva portato un ordine del giorno sulla questione dei 200 litri al secondo, che il sindaco allargasse l’orizzonte e ci desse anche un ragguaglio sul suo impegno che ha preso davanti a un consiglio comunale precedente e che fu votato dal consiglio sulla direttiva da poter percorrere per mandare a casa Acea. La risoluzione è pendente e noi siamo d’accordo ad aspettarne l’esito, ma se la risoluzione non dovesse andare in porto, come noi crediamo perché è stata presentata solamente per fini elettoralistici, andiamo a fare il recesso secondo l’articolo 35 che inchioda in una maniera irrevocabile, visto che è una decisione unilaterale, Acea ad andare via.

Il problema è che la politica non può percorrere questa indicazione in quanto la maggioranza dei sindaci è d’accordo a far rimanere questo tipo di gestione. Il sindaco si è incartato nuovamente sui 200 litri. Noi quando parliamo non parliamo per partito preso e non parliamo per ragionamenti personali ma documentiamo quello che diciamo. A un’assemblea dei sindaci del luglio 2016, il sindaco ha dichiarato che i 200 litri valevano quattro-cinque milioni di euro. Nell’incontro fatto con noi il 29 giugno 2017,  e c’è un video che lo testimonia, il sindaco ha affermato che era in trattativa per 2 milioni 200 mila euro e non aveva ancora firmato perché, con una giustificazione puerile e veramente risibile, non aveva firmato questo accordo perché Durante, rappresentante dei Carc, avrebbe fatto un casino in Comune. Siamo bambini o persone adulte che hanno una testa e un cervello per pensare? Nell’ultimo consiglio, il sindaco, negando tutto, ha detto che ha scritto una lettera con cui sollecita Acea, tramite la Sto, di andare a definire il ristoro altrimenti avrebbe adito le vie legali. Per noi, sta facendo la parte del pompiere dopo aver appiccato il fuoco”.

Cosa intendete fare adesso?

“Noi continueremo, al di là del problema dei 200 litri che hanno una rilevanza soprattutto finanziaria per i cittadini di Cassino. Il punto focale è la rescissione del contratto con Acea che, ripeto, deve partire da Cassino ma coinvolgere tutti i comuni della provincia perché come sappiamo bene il gestore idrico è un gestore provinciale”.

La vostra alternativa quale dovrebbe essere?

“Siamo contrari a quella che viene comunemente detta ripubblicizzazione del servizio, perché investe un capitale finanziario, secondo me non accessibile, in quanto bisognerebbe ricomprare il 49% delle quote che hanno in mano i privati e quindi significherebbe oltre un miliardo di euro. La ripubblicizzazione, quindi, non è percorribile a differenza di come sostengono alcuni movimenti. L’unica strada è il recesso o riscatto. Perché se è vero come è vero che la risoluzione è stata chiesta perché Acea non ha fatto investimenti, il recesso prevede solamente eventuali rimborsi sugli investimenti che hanno fatto o dei quali non sono ancora rientrati. Investimenti che non ci sono stati quasi per nulla. Il problema è politico perché alla politica fa piacere che ci sia un gestore privato”.

Il movimento ha incontrato molte ostilità non tanto tra i cittadini, ma dal punto di vista politico al punto da essere rappresentati come esponenti dell’opposizione

“Se devo fare, come cittadino, rivendicazioni su un tema devo rivolgermi a questa amministrazione. Non posso rivolgermi agli amministratori del passato. Perché il mio interlocutore è questa amministrazione. Ho fatto un presupposto, la politica è responsabile. Non ho detto che c’è una parte scevra da responsabilità. Hanno fatto in modo di farci passare in questo modo per spaccare la città, noi non volevamo andare contro questa amministrazione, noi volevamo l’appoggio di questa amministrazione a scendere in piazza insieme ai cittadini, cosa che l’amministrazione non ha fatto. Perché? Nessuno, né maggioranza né opposizione vuole scendere in piazza a fianco dei cittadini. Lo hanno dimostrato anche in consiglio comunale accusandosi tra loro, chi si rivolgeva in modo penoso, senza avere rispetto né della sede né dei cittadini che aspettavano risposte”.

Con gli altri movimenti e coordinamenti per l’acqua pubblica, come sono i rapporti?

“Non abbiamo una buona relazione e nemmeno cattiva. Loro credono nel percorso della risoluzione contrattuale, noi pensiamo che non sia questa la strada migliore. Dopo che il collegio dei sindaci ha messo in mora Acea, ci sono 180 giorni in cui la società può rispondere, tempo in cui Acea ha ottemperato al 95 per cento delle problematiche sollevate e la Sto ha fatto una relazione in cui evidenziava che non c’erano più le condizioni per la risoluzione invece l’adunanza dei sindaci l’ha presentata lo stesso. Oggi non hanno ancora scelto l’avvocato che andrà a difendere, a novembre, l’adunanza dei sindaci davanti al Tar”.

Le risorse idriche per l’approvvigionamento di tutta la provincia ci sono?

“La carenza di acqua è derivante, in parte, dalle perdite sulle condutture e in parte dal fatto che nelle condutture entrano, ad esempio, 1000 litri, 400 vengono destinati alle utenze della provincia di Frosinone, 600 per altri territori che hanno un problema di mancanza di sorgenti. Cassino ha 200 litri al secondo di risarcimento da Acqua Campania, questi 200 litri sono stati destinati all’approvvigionamento della città di Cassino centro, con 50 litri al secondo si garantisce il servizio a tutta la città. E gli altri 150 litri? Il sindaco non se lo chiede, facendo anche un discorso finanziario? Da luglio anche il centro di Cassino è rimasto senza acqua”.

Come proseguirete?

“Abbiamo annunciato altre iniziative di sensibilizzazione attraverso un gazebo in centro e abbiamo fissato una nuova manifestazione con tutti i cittadini. Nel frattempo abbiamo fatto una diffida alla società incaricata da Acea per la lettura dei contatori. Perché Acea non ha nessun contratto firmato con gli utenti, i titolari di contatore, e quindi non ha un rapporto gestorio con l’utente. Come si fa a subappaltare questo rapporto a una società terza? Abbiamo fatto una diffida anche per la diffusione dei dati sensibili all’altra società e stiamo preparando un esposto in Procura perché sta abusando di una posizione di superiorità, dal momento che l’acqua è un servizio essenziale, l’utente tende a pagare temendo il distacco. Il contratto serve perché fissa le regole del rapporto e soprattutto stabilisce quali sono i costi delle utenze e delle tariffe. I prossimi passi ci porteranno alla Procura della Repubblica”.