Presidenza della Provincia, Ottaviani: “No, grazie”

Dopo la proposta, formulata al tavolo dei partiti e delle liste civiche dell’area di centrodestra, di accettare la candidatura unitaria alla Presidenza della Provincia, il Sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, ha diffuso una nota con cui ringrazia per la proposta, ma rinuncia per una serie di motivazioni. “Ringrazio i partiti, e tra questi in particolare Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, unitamente alle liste civiche che hanno avanzato la proposta di guidare l’Ente di piazza Gramsci, ma preferisco occuparmi esclusivamente del Comune di Frosinone. Prima di tutto perché ritengo che l’impegno per il Capoluogo non sia conciliabile, obiettivamente, con altri incarichi politici, e poi perché non credo che la mancata riforma delle province possa essere ancora tollerata, in un momento in cui la gente chiede maggiore spazio alla democrazia diretta. L’elezione dei presidenti, infatti, non avviene, oggi, attraverso una effettiva consultazione popolare, ma passa per accordi spesso al ribasso tra amministratori che, di frequente, continuano ad essere distanti dall’effettiva volontà popolare, mettendo in crisi anche l’autenticità della rappresentanza. La recente vicenda del bilancio della Saf è sicuramente emblematica. Mentre tutti i Sindaci, molti di loro solo a chiacchiere, continuavano, anche in sede di assemblea, a sostenere di essere contrari ai rifiuti provenienti da Roma come chiedevano i rispettivi cittadini ed elettori, contemporaneamente, gli stessi sindaci approvavano un bilancio che lasciava in vita quel carrozzone mangiasoldi solo grazie ai rifiuti provenienti dalla Capitale, ipotecando il futuro ambientale del nostro territorio per i prossimi anni. E dunque, secondo l’attuale normativa organizzativa ed elettorale delle province, su materie come i rifiuti o la gestione delle risorse idriche, con tutto quelle che discende dal rapporto con Acea, non decidono direttamente l’Amministrazione provinciale o i cittadini del nostro territorio, ma le solite consorterie di interessi che non appartengono alla mia storia personale e politica. Continuerò a essere un sostenitore convinto del maggioritario e delle primarie, oltre che delle riforme ad ogni livello del nostro Paese, per riavvicinare la gente al Palazzo e alle stanze dove si decide il futuro di una città e di un Paese. Per questo, non mi costa nulla e, anzi, sono costretto, a rinunciare con tranquillità a Palazzo lacobucci, sperando che questo sia l’ultimo episodio di una elezione in cui primeggia il nulla, sotto il profilo della gestione e del reale interesse per il territorio”.