In principio fu un tweet, come Dragonetti dichiarò guerra alla Boldrini

Niki Dragonetti
Niki Dragonetti

In principio fu un tweet firmato dalla presidentessa della Camera dei Deputati, Laura Boldrini. Sono bastati meno di 140 caratteri per far scatenare il vulcanico Niki Dragonetti da Caira, frazione di Cassino. L’esponente di Popolari per l’Italia ha pensato di recarsi presso la Procura della Repubblica della città martire per depositare una querela contro Laura Boldrini, presidentessa della Camera dei Deputati, quindi, a tutti gli effetti rappresentante delle istituzioni repubblicane. Secondo il coordinatore provinciale di Popolari per l’Italia, la Boldrini si sarebbe ‘macchiata’ di attentato alla Costituzione, accusa che si articolerebbe in dodici pagine. Tanto ha predisposto l’imprenditore cassinate che al grido di ‘prima gli italiani’ si sarebbe unito al coro di accusatori della presidentessa della Camera. “Gli italiani non ce la fanno più e la Boldrini continua a difendere gli immigrati… adesso basta!”, queste le dichiarazioni di Dragonetti che ammette, con la schiettezza che gli è propria, di aver copiato di sana pianta la querela ad un predecessore residente in Liguria, con l’intento, non di plagio, ma di rafforzare quell’accusa.

Sicuramente, Dragonetti un risultato l’ha ottenuto: rimbalzare di pagina in pagina, di quotidiano in quotidiano, a diffusione nazionale per giunta, e di social network in social network pronto a dire la sua, confortato da una percentuale che, anche in questo caso, ha commentato, condiviso e postato la questione sollevata da Dragonetti quasi ovunque usando l’ormai consueto linguaggio colorito.