Sanità – Le nuove frontiere della chirurgia vascolare e il laser blu, Quadrini plaude al dott. Danese

Massimo Danese

“Un plauso all’amico Prof. Dott. Massimo Danese, Chirurgo Vascolare dell’Ospedale San Giovanni di Roma e Vice Presidente della SIFCS Società Italiana Flebologia Clinica e Sperimentale, uno dei maggiori esperti nel campo dell’IVC Insufficienza Venosa Cronica per aver messo a punto nuove importanti strategie terapeutiche innovative e tecnologiche. Complimenti vivissimi caro amico Prof. Dott.Danese, per il suo prezioso contributo al servizio della gente e del territorio”.

E’ quanto dichiara il consigliere provinciale capogruppo di Forza Italia e presidente della XV Comunità montana Valle del Liri di Arce l’ing. Gianluca Quadrini che plaude al Dott. Danese Professore Aggregato, specialista in Chirurgia Generale ed in Chirurgia Vascolare che vanta un prestigioso curriculum di studi nel campo della Medicina, con titoli di specializzazione e Master in Chirurgia Generale e Vascolare.

L’insufficienza venosa cronica colpisce principalmente le donne con una predominanza di 3:1 ed ha una prevalenza stimata tra il 5 e il 30% nella popolazione adulta. Una patologia che può senza dubbio incidere sulla qualità della vita: a tale aspetto la medicina cerca di far fronte mettendo a punto nuove strategie terapeutiche.

“La cura dei sintomi di questa patologia -spiega il dott.Danese- si può attuare associando i due principi attivi Troxerutina e Carbazocromo. L’insufficienza venosa cronica è causa nella gran parte dei casi di edema degli arti inferiori, tumefazione dei tessuti molli, dovuta ad un’abnorme espansione del compartimento industriale per trasudazione dello spazio vascolare. Il liquido dell’edema si può accumulare in una o entrambe le gambe, ma va posta sempre la diagnosi differenziale con altre possibili cause quali trombosi venose, insufficienza cardiaca, cirrosi epatica, sindrome nefrosica, traumi. I sintomi soggettivi e funzionali dell’insufficienza venosa cronica quali sensazione di peso, dolore, crampi notturni possono trovare sollievo con farmaci flebotropici. Importante sottolineare che la scelta della strategia terapeutica si avvale di una opzione chirurgica che quando non indicata o impossibile, può essere coadiuvata da una terapia farmacologica, in particolare, l’associazione precostituita troxerutina-carbazocromo interviene a vari livelli del percorso evolutivo della Insufficienza Venosa Cronica con effetti sinergici grazie alla complementarietà del meccanismo d’azione delle due molecole”.

“Questa formulazione farmacologica agisce anche nel linfedema -puntualizza il Professore- una condizione cronica dovuta a insufficienza del sistema linfatico. Questo eziologicamente può essere primario (congenito) o secondario e origina da uno sviluppo anomalo o da un danno dei vasi linfatici con aumento della permeabilità ed accumulo dei liquidi ad alto contenuto proteico nello spazio interstiziale. Negli ultimi 10 anni il trattamento del linfedema ha conosciuto una notevole evoluzione come terapia multimodale combinando i diversi approcci terapeutici fisici e farmacologici”.

“Per quanto concerne la terapia chirurgica mininvasiva i trattamenti endovascolari negli ultimi 15 anni hanno avuto una continua evoluzione: dal laser a luce rossa si è passati al laser a luce blu (Laserblue) tutto made in Italy, sviluppato da bioingegneri e ricercatori italiani che può cancellare i capillari superficiali e chiudere le vene varicose. Tale laser, che ha come cromoforo principalmente il sangue, grazie ad una potenza media molto bassa può essere usato nella termoablazione della vena safena senza anestesia per tumescenza”.