Santa Maria Salome a Veroli, tra frammenti di storia e fede. Venerdì scorso l’incontro con il Rettore della Basilica

 

Ci sono luoghi in cui non sai mai se trovi ciò che cerchi o se cerchi ciò che trovi. La Basilica di Santa Maria Salome a Veroli è esattamente quel luogo. Una continua scoperta, una continua sorpresa. E’ quello che resta della storia quando il tempo ha setacciato la vita. E proprio la ‘storicità’ ernica di Santa Maria Salome è stata il fulcro dell’incontro, pensato già nel novembre 2018, voluto dal Rettore Don angelo Maria Oddi, che venerdì scorso ha affollato la superba Basilica dedicata alla Santa Patrona. Una summa degli ultimi importanti risvolti, enunciati con precisione e accoramento da Don Giovanni Magnante e dallo stesso rettore, che i pochi documenti certi storici conservati negli archivi, intersecati alle ipotesi storiche ed ai ritrovamenti di pregio all’interno della Basilica, ha condotto studiosi e appassionati a fornire risposte sulla figura di Salome e del suo cammino esistenziale che l’ha portata a Veroli. Un ramificato percorso di ricerca che si dipana appunto dall’ultima ricognizione canonica risalente al 2007. Una cosa è certa: prima dell’invenzione del 1209 riportata fedelmente in un rapporto epistolare dell’abate Giraldo di tracce di Maria Salome ve n’erano pochissime e frammentarie. Quasi nulle. Eppure quella donna a cui si fa risalire il primo annuncio del Vangelo a Veroli c’è stata ed in Veroli è stata sepolta. Cimentarsi con quel fertile terreno in cui si sono mischiate tradizione, leggende e storia, individuazione delle fonti e investigazione sui loro punti di innesto scritti solo della fede, non è stato semplice. Necessario crederci e crederci fino in fondo, fino a ‘scuotere’ quelle mura, senza imbarazzo di Dio, nell’attesa che qualche frammento di storia apparisse. Dai pochi reperti a disposizione e dalla benevola curiosità del rettore, oggi pare farsi sempre più concreta la pista efesina che collega, attraverso personaggi verolani storicamente attestati, il lungo cammino di Salome fino a Veroli, all’epoca definita come “la campagna di Roma”. L’immortalità forse sta proprio in quell’istante eterno: quello della scoperta. Non è poi così lontana la storia dalla fede, quell’antico sopravvivere tra frammenti, macerie e preghiere. “La storia continua…” ha chiosato Don Angelo Maria Oddi, tra i canti in onore della Santa e la voce solenne dell’organo che hanno impreziosito, con il coro “Gaudete in Domino”, l’incontro amichevole ed allo stesso tempo erudito tra fedeli, operatori pastorali, sacerdoti, storici e curiosi. Intanto nuovi scenari si schiudono all’interno della Basilica, il mistero si è messo al posto della pietra. Quella pietra che forse chiudeva la misteriosa grotta dove furono rinvenute per la prima volta le spoglie di Salome.

Monia Lauroni