Sviluppo e rilancio del territorio, Amata: “Si alla città intercomunale di Frosinone”

Andrea Amata

“La città intercomunale di Frosinone può rappresentare un valore aggiunto per l’intero territorio, l’aggregatore di forze e opportunità per offrire ai cittadini e alle imprese più servizi e maggiori risorse”.

A dichiararlo il vicepresidente della Provincia Andrea Amata, che aggiunge: “Non va assolutamente sottovalutata, anzi va rilanciata l’idea proposta dal Presidente Turriziani di pensare ad una area vasta di Frosinone, che aggreghi i sistemi urbani, nel rispetto dei singoli comuni. Una città di oltre 150 mila abitanti che avrebbe tutti i numeri per chiedere, per esempio, l’istituzione del Dea di II livello, per mantenere uffici periferici dello Stato, anzi per ottenerne sempre di più. Un’area vasta che potrebbe puntare a nuove infrastrutture, a partire da un collegamento diretto su rotaia con la capitale, non più un semplice desiderio ma una derivazione naturale di tale aggregazione”.

“Su questo progetto occorre credere e investire proprio nel momento in cui è la normativa che spinge verso l’aggregazione, non solo di funzioni singole. Per fare ciò però occorre uscire da una logica di singolo territorio e ragionare in termini di dimensioni più ampie che non rappresentano una diminutio dell’identità, ma un suo potenziamento”.

“Tale Area Vasta potrebbe avere anche maggiori chance di sfruttare le opportunità previste dallo strumento dell’Area di crisi complessa, stimolando una benefica competizione fra i territori utile ad un piano strategico di rilancio che possa contare sulla forza di una coalescenza che esprimerebbe un grado elevato di efficienza dinamica”.

“Proprio sull’Area di crisi – conclude il Vice Presidente Andrea Amata – in questi giorni c’è stato un appello da parte dei sindacati. Bene il manifesto, ottime le idee e la prospettiva, ma va comunque ricordato che tale risultato, da non sottovalutare mai, è stato ottenuto grazie ad un lavoro fatto dal territorio in maniera sinergica, che è aperto un tavolo che ha ben operato e che deve essere quello il luogo in cui riportare qualsiasi discussione. In coerenza con un percorso avviato, si potrebbe anche dire che non c’è bisogno della chiamata alle armi perché ci sentiamo già arruolati in una battaglia comune che ha come nemico l’inerzia e l’eterna attesa che gli eventi precipitino dall’alto mentre dobbiamo essere fautori di una strategia di rilancio che vada oltre la fase accademica e di studio per introdurre la fase operativa”.