Test d’ingresso a medicina, strali di Cacciapuoti sul tenore delle domande

I test d’ingresso per la facoltà di Medicina hanno sollevato le reazioni del militante di Fig Daniele Cacciapuoti che ha affermato: “Quest’anno Medicina ha visto un nuovo taglio da 9224 a 9100 posti. La progressiva riduzione del numero dei posti è inaccettabile e va a ledere ulteriormente il diritto allo studio, colpito da un test assolutamente iniquo.

Chi sceglie la facoltà di medicina deve essere dotato di spirito di sacrificio e inclinazione umana verso chi soffre, doti che certamente non emergono sostenendo dei test di cultura generale, qualsiasi sia il livello di preparazione. Ritengo che i test per l’accesso alla facoltà di medicina non siano la metodologia giusta per fare selezione.

Abbiamo bisogno di medici preparati ma, allo stesso tempo, non diamo alcuna possibilità di selezionare sul merito, ancorandoci a procedure selettive di puro nozionismo.

Ho letto attentamente le 60 domande del Test per accedere alla Facoltà di Medicina e Chirurgia mi sono chiesto, da studente di giurisprudenza prima ancora che da appassionato alla politica se le 22 domande di “ragionamento logico” servissero davvero a selezionare la migliore classe medica della quale ha bisogno il paese.

Davvero , rispondere esattamente a domande non attinenti alla facoltà che si va a studiare, rende un futuro medico, migliore, rispetto ad un altro che le sbaglia?Ragionamento simile, anche per le domande di cultura generale nelle quali viene chiesto di indicare l’articolo della Costituzione nel quale sono previsti i Patti Lateranensi o chi è l’autore del libro Dal big bang ai buchi neri .

Si tratta di 22 domande su 60 assurde tutt’altro che logiche e difficilmente utili ai fini della professione che si intende svolgere. Ma un’altra riflessione andrebbe fatta anche per le restanti 38 domande. E’ chiaro che i neo diplomati per poter rispondere esattamente devono necessariamente aver frequentato corsi di preparazione, con costi non indifferenti per le famiglie. La sentenza di Milano sul numero chiuso a Studi umanistici dimostra che la selezione all’ingresso è ingiusta e va abolita.

Servono assunzioni e finanziamenti per garantire il diritto costituzionalmente sancito di accedere ai gradi più alti degli studi. Il governo faccia in modo che le nostre università diano servizi adeguati cominciando dai giovani , anziché meri quesiti di logica le nostre università dovrebbero occuparsi di capire quanto un ragazzo sia motivato a studiare medicina. Essendo estremamente lunghi gli studi sarebbe fondamentale saperlo. Bisognerebbe strutturare le selezioni in più prove, magari un quiz e un colloquio con test finale per valutare al meglio i ragazzi”.