Ucciso, fatto a pezzi e nascosto in una grotta. I dettagli del ritrovamento di Armando Capirchio

Una macabra vicenda che i militari della Compagnia di Frosinone insieme al Gruppo Forestale Carabinieri e ai Vigili del Fuoco di Frosinone hanno ricostruito in ogni sua parte scandagliando con l’ausilio del personale specializzato del Soccorso Alpino e Speleologico di Roma tutti gli “inghiottitoi” e le cavità presenti nel territorio tra Vallecorsa e Lenola.

L’obiettivo è sempre stato quello di rintracciare i resti di Armando Capirchio, vittima di omicidio, avvenuto presumibilmente lo scorso mese di ottobre quando i familiari, allertati dalla sua assenza prolungata, ne hanno denunciato la scomparsa.

Da quel 25 ottobre del 2017 sono iniziate le indagini incessanti che hanno portato all’individuazione del responsabile della scomparsa di Armando Capirchio ma restava ancora un mistero da svelare: ritrovare i resti dell’uomo.

Dopo mesi di ricerche e una attenta mappatura delle cavità e di grotte del territorio, grazie anche all’acquisizione di informazioni da pastori, raccoglitori di funghi, cacciatori e anziani, senza tralasciare le leggende su queste buche naturali, ieri l’attenzione si è concentrata in località Ambrifi a Lenola e in particolare su tre cavità ritenute di particolare interesse anche per la vicinanza ad un terreno di proprietà dell’ex suocero di Cialei, ritenuto responsabile della morte di Capirchio.

Il ritrovamento è avvenuto in una cavità a 10 metri di profondità da cui è possibile accedere attraverso una piccola apertura naturale.

I resti dell’uomo sono stati trovati all’interno di due sacchi telati per uso agricolo e sono stati portati all’obitorio dell’Ospedale civile di Frosinone per gli accertamenti medico legali e tecnici da parte del R.I.S. dei carabinieri di Roma e del medico legale, intervenuti sul posto.

Da una prima ispezione, hanno spiegato gli inquirenti, si è avuto modo di constatare che il corpo della vittima era stato sezionato nelle sue parti anatomiche e che il busto con il capo ancora attaccato, era contenuto in un sacco mentre nell’altro erano presenti i quattro arti smembrati.

Per la macabra vicenda il 12 dicembre 2017 era stato già arrestato dai militari del Comando Provinciale Carabinieri di Frosinone il 52enne Michele Cialei, originario di Vallecorsa, per “omicidio premeditato ed occultamento di cadavere”, in esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Frosinone, Antonello Bracaglia Morante, su richiesta della locale Procura, P.M. Vittorio Misiti.

Il provvedimento era scaturito da una complessa indagine avviata a seguito della denuncia di scomparsa dell’uomo presentata il 25 ottobre dai propri congiunti che non ne avevano notizie dalla mattinata del precedente 23 ottobre, quando il 59enne era uscito di casa per recarsi in località Pietralunga dove aveva del bestiame allo stato brado.

Le immediate attività di ricerca, avviate nell’ambito di uno specifico piano provinciale e condotte dai Carabinieri, dai Vigili del Fuoco nonché da volontari locali, si sono orientate sin da subito nella zona montuosa dove l’uomo era solito parcheggiare la sua autovettura prima di recarsi nell’area di pascolo del suo bestiame.

Le ricerche, nei giorni successivi, sono state estese in tutta l’area montana solitamente frequentata dall’allevatore e hanno consentito di trovare nella stessa località, lungo un sentiero e su alcuni sassi, tracce di sangue che hanno aperto un nuovo scenario sulle probabili sorti dell’uomo, facendo così decadere l’iniziale ipotesi del “malore”, accreditando invece la tesi di un’azione violenta subita dall’uomo, che ha avuto come epilogo la sua morte.

Proprio da questi luoghi, i militari hanno iniziato i rilievi tecnici e di repertamento attraverso le attività di ricerca condotte con l’ausilio dei cani molecolari nonché l’impiego di personale dello Squadrone “Cacciatori Calabria” dell’Arma, specializzati proprio per perlustrazioni in zone particolarmente impervie, acquisendo informazioni con sottoposizione a sommarie informazioni testimoniali di tutte le persone conoscenti o occasionalmente entrate in contatto con la presunta vittima.

Nonostante l’immediata attivazione, le indagini si sono rivelate subito complesse e particolarmente difficili a causa dell’ambiente montano, isolato ed impervio.

Le attività, si sono quindi orientate verso una potenziale aggressione subita da Armando Capirchio, che ha reso necessario oltre alle attività tradizionali e tecnico-scientifiche, la ricerca di ogni utile elemento informativo.

Proprio in quest’ambito, i militari operanti sono riusciti ad acquisire alcune testimonianze che anche se non direttamente riferibili all’ipotesi dell’aggressione, hanno permesso di ricostruire le frequentazioni della vittima e far registrare la presenza sul posto di altre persone e autovetture, la cui individuazione, ha contribuito fortemente a fissare l’arco temporale dell’aggressione.

E’ stata quindi sottoposta ad approfondimenti investigativi, la figura dell’arrestato, atteso che veniva accertata l’esistenza di una situazione conflittuale con lo scomparso, legata a motivi di pascolo e che nel recente passato, era sfociata in uno scontro fisico tra i due (in cui aveva riportato lesioni al capo).

Inoltre è emerso che l’arrestato serbasse forte rancore nei confronti della vittima perchè lo riteneva responsabile della morte di tre suoi bovini.

Più volte escusso in qualità di persona informata sui fatti, Michele Cialei ha negato ogni contatto con la presunta vittima, nonostante una serie di informazioni, nel frattempo acquisite, avrebbero confermato in maniera certa la sua presenza sul luogo della scomparsa proprio nell’arco temporale ipotizzato per il compimento del tragico evento.

E’ stato inoltre accertato, sostengono gli investigatori, che Cialei si sarebbe recato sui monti armato di fucile da caccia e, successivamente, tornato presso la propria abitazione sarebbe uscito nuovamente con un sacco e probabilmente dei guanti.

A supporto della tesi investigativa, sono intervenuti gli esiti degli accertamenti biologici eseguiti dal R.I.S. di Roma che con specifiche analisi genetiche e biologiche, eseguite sulle numerose tracce di sangue rinvenute (lungo il sentiero montano, sulle pietre e su un paio di guanti trovati nella stessa area durante i numerosi sopralluoghi) le attribuivano allo scomparso  Armando Capirchio e allo stesso Cialei. Ad ulteriore sostegno dell’ipotesi investigativa sarebbero intervenute anche le analisi eseguite sulle tracce di sangue rinvenute all’interno del portabagagli dell’autovettura in uso al Cialei, che anche in questo caso riconducono alla vittima. Dunque, tutti gli elementi investigativi raccolti avrebbero fatto convergere in un’unica direzione che ha portato gli inquirenti a ritenere che Armando Capirchio fosse rimasto vittima di un’azione omicida, ragionevolmente compiuta a colpi di arma da fuoco e che il suo corpo fosse stato occultato in ignota località.

Il ritrovamento dei resti di Capirchio, oltre a rappresentare un importante e fondamentale tassello per ancora meglio definire la posizione delle persone indagate nella vicenda, consentono, finalmente, alla famiglia di poter assicurare una degna sepoltura al proprio caro.